A cosa serve la musica?

Sto sistemando la mia vecchia camera da letto. Tra gli scatoloni ammassati nel centro della stanza trovo una cassetta che mi ha regalato mio fratello qualche anno fa. Non so come, ma è riuscito a recuperare le registrazioni che creavamo per gioco io e lui, più di 25 anni fa. A metà cassetta ci sono io che canto, mentre strimpello qualcosa al pianoforte. Mi ero inventata una canzone per fare colpo su papà. Ero una bambina così esuberante e sfacciata. Una sorta di uragano dai capelli a caschetto e dagli occhi grandi e scuri.

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Alzo il volume e si sente papà che entra dalla porta (ancora ricordo quel cigolio dei vecchi infissi) e mi saluta, stanco morto, di ritorno dal lavoro. Io canto a squarciagola ma lui sta chiacchierando con mamma. Non credo che abbia mai capito cosa stessi combinando, seduta a cavalcioni su di una sedia in legno, davanti al mio pianoforte bianco. Per lui la musica è una sfaccettatura della vita, che ha imparato a maneggiare per capirmi meglio e amarmi. Mentre io, da lui, ho imparato a lasciare i sogni da parte, per costruire le cose concrete. Le fondamenta. Di una casa in cui poter proteggere lui e mamma. Non ho mai smesso però di suonare quel pianoforte e negli anni la musica è diventata la mia linfa vitale, l’amore di tutta una vita, che non ho mai messo in discussione, se non ora, quando mi sembra che il mondo abbia iniziato ad andare ad una velocità diversa. Guardo la mia casa: ogni cosa parla di musica e anche la mia storia. Giornali ammucchiati sul pavimento.

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Le interviste archiviate nel mio pc. Le vecchie cuffie che usavo in radio. I pass dei miei primi concerti. I libri che leggo di sera per addormentarmi. Le riviste musicali che mi ha regalato mio zio. Il giradischi che mi ha spedito per Natale mio fratello dalla California.

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Ma in fondo, quanto è importante per l’esistenza dell’essere umano la musica? Cosa può fare davvero di buono per ognuno di noi?

Mentre io archivio vinili c’è qualcuno che scopre un nuovo vaccino. Chi studia particelle di cui non ricorderò mai il nome. Chi perde la vita per salvarne un’altra. Avere questa consapevolezza mi mette davvero in crisi oggi.

Poi, mentre i pensieri corrono veloci, in rete, scopro per caso l’esistenza di questo video e tutto mi appare più chiaro.

La canzone si chiama 8 (circle) e qui vedete il musicista Bon Iver seduto di fronte ad una ragazza che non conosce,  in occasione del Michelberger Music Event tenutosi a Berlino lo scorso 2016. Questo ‘esperimento musicale’ mi appare immediatamente come una performance in stile Marina Abramović  ma poi, lascio le costruzioni mentali da parte e ascolto il video in loop. La musica entra dentro di me come un fiume in piena e il mio ufficio diventa immediatamente luminoso. Non importa se quella ragazza non sappia chi sia uno dei musicisti più cool del momento. Questo non ha significato e non determina il peso della musica nella nostra esistenza, nè la bellezza di una canzone.  Se fossi stata lì, avrei pianto. Come ho fatto guardando questo videoclip.

Per pochi istanti mi ero dimenticata del perchè fosse così importante la musica nella nostra esistenza. La verità è che siamo fatti di suoni, vibrazioni, rumori. E anche se non ce ne accorgiamo la vita è il risultato di tutte le emozioni che ci provocano questi effetti acustici. Io, ad esempio, non posso discernere il significato della parola ‘temporale’ dal ‘ticchettio’ che fa la pioggia sulla finestra della mia mansarda. E’ così bello sapere che nella nostra esisteza c’è musica, che non mi porrò mai più un dubbio sull’importanza o meno di essa nella vita dell’essere umano. Guardate gli occhi di questa ragazza, non sono meravigliosi? Chissà che intensità aveva il suo sgardo cinque minuti prima delle riprese, poco prima di incontrare Bon Iver…

 

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