The Endless River.

Una volta scrivevo anche io di musica, nel modo più classico, ascoltando dischi e facendo recensioni. E’ un paio di anni che non leggo più nemmeno quelle dei megazine. Mi piaceva pensare che fosse utile recensire le band, per dare consigli a musicofili e non, in fatto di nuove interessanti uscite discografiche. Poi ho capito che se non stronchi mai nessuno non sei attendibile e cool. Ma perchè pensate che sia così utile dover stroncare qualcuno?

Sapete che noia dover ascoltare un brutto disco e trovare le parole per dire, che non mi ha trasmesso nulla?!

Poi ci sono gli amici, i conoscenti, le band che segui da sempre e magari, questo giro, hanno perso lo smalto di un tempo. Cosa scriverete di loro?  Vi sentirete comunque corretti con i vostri lettori? Con il vostro di pubblico.

Tutto inutile. Una perdita di tempo. Almeno è ciò che penso oggi (chissà domani). Ho capito… Volete impedire a qualche fans di spendere soldi inutilemnte ?

Marco ha tutti i vinili dei Pink Floyd e ha comprato persino l’ultimo, il criticatissimo ‘The Endless River’

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Lo abbiamo ascoltato in silenzio un sabato mattina, mentre io sistemavo casa e lui i suoi dischi. L’ho trovato un album più che dignitoso, che omaggia un vecchio amico morto di cancro. Un album decisamente new-age. ‘Yogico’ direbbe la mia insegnante di yoga, adatto alla meditazione e al relax. Praticamente tutto strumentale, tranne  Louder Than Words, firmata dalla moglie di Gilmour, Polly Samson (già curatrice di alcuni testi di The Division Bell)

Gli stessi Pink Floyd sono stati onesti con il proprio pubblico: “abbiamo omaggiato un amico” con il materiale scartato dal precedente The Division Bell

E le tastiere di Wright emergono per la prima vlta dagli abissi (un richiamo anche alla copertina che sembra un Caronte visto di spalle), come mai le avevo sentite prima. Quasi a sovrastare le chitarre, quasi a dare voce ad una voce che non esiste più, quella dei vecchi Pink Floyd. Quella di Wright, sì, anche la sua.

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Cari critici musicali, che abbreviate ogni parola e usate slang sui social, che siete diventati tutti Bertoncelli dall’avvento di Facebook, twittate pure al mondo quanto odiate questo disco. Ma ricordate che dei vostri cinguettii, un domani, non resterà nulla.

Io guardo tutti gli album dei Floyd e vedo una storia.

Ognuno è libero di sentire ciò che vuole dalla musica, di prendersi ciò di cui ha bisogno. Non serve sapere la biografia di una band per amarla oppure odiarla. A nessuno interessa cosa pensiamo noi in verità.

Non capite? Il pubblico crede ancora a questi vecchi musicisti, vorrebbe vederli ringiovaniti, riuniti, pieni di creatività. E li odia perchè hanno i capelli bianchi

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Io guardo mio padre invecchiare. Ha la stessa età di Gilmour ma non sa neppure chi siano i Pink Floyd. Lui ascolta la sua musica classica in macchina, io il mio Rock’n’Roll. Entrambi cerchiamo risposte in quste nostre colonne sonore, ma dimentichiamo che dietro ai dischi ci sono delle vite reali. Come le nostre.

Riposa in pace Wright. Non c’era più bel modo di dirlo, molto più che con delle parole

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