Una primavera hippy

Un piccolo miracolo ogni anno si consuma… quando delicati boccioli di crochi e giunchiglie, emergono dal suolo. Segnando puntuali l’arrivo della primavera e anticipando l’arcobaleno di colori, che da lì a qualche giorno, invaderanno il mio giardino. A terra ancora le foglie dell’acero e del ginko. Hanno perso la loro tinta accesa, lasciandosi addormentare a terra, per tutto il lungo inverno. Bella è intenta a sentine il profumo dei crochi bianchi, si mette in posa davanti alla mia macchina fotografica, cercando di rubare ai fiori, i tiepiedi raggi del sole.

narcissus_pseudonarcissus_4__copyright_(c)_Giorgio_Venturini

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E’ immediata l’associazione con un vecchio album, del 1967 The 5000 Spirits or the Layers of the Onion’- il secondo LP della The Incredible String Band. In quella copertina la terra sembrava esplodere! Psichedelica, come la musica da cui attingeva questa band scozzese, che si esibiva esclusivamente in versione acustica. Una dimensione ‘soft’ , adatta ad accogliere anche l’arrivo di questa stagione.  Celebre la loro partecipazione al Festival di Woodstock e il loro rapporto con il produttore Joe Boyd

Folk psichedelico, ricco di sperimentazioni vocali, arricchite dai cori delle fidanzate dei due fondatori, Rose e Licorice (liquirizia).

Oggi mi sento figlia della terra! Dei fiori…

Gloria

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‘Sorrow’: si ascolta durante le bufere di neve

La riconoscete? Immagino di sì, se amate il Duca saprete che per un periodo è stato fidanzato con la istrionica Amanda Lear, già musa di S.Dalì. Di lui, ironicamente disse che erano innamoratissimi in quel periodo, e che fu l’unico uomo che conobbe, a sporcare il cuscino di trucco più di lei.

Cover contenuta nell’album Pin Ups, pubblicato nel 1973, fa parte di questo insolito lavoro, raccolta di cover, brani molto amati dall’artista di cui interpreta un’originale versione. Un omaggio alla musica che ispirò la nascita del suo personaggio Ziggy Stardust e del genere glam più in generale; con questo album si chiude simbolicamente questa fase della carriera artistica di David Bowie. Il titolo pare riferirsi all’idea che le 12 canzoni che lo compongono siano delle proprie e vere modelle, come la stessa Lear, a cui David regala un personale e sontuoso ‘vestito’.

Il suo look è ancora oggi copiato, da blogger e stilisti

Ho pensato al Duca Bianco durante una lunga nevicata, avvenuta a febbraio nella mia provincia (RE). E bianco era l’abito che indossava in questo video, ‘Sorrow’. Il personaggio del Duca Bianco ( Thin White Duke) fu creato, ancora una volta dallo stesso artista, ed è menzionato per la prima volta nel testo del brano “Station to Station” (inclusa nell’omonimo album del 1976). Questo soprannome fa riferimento al suo stato sconvolto dalle droghe… “vivevo di cocaina, peperoncini e latte” ammise una volta. Come è noto ai più, per disintossicarsi, si “rifugiò” a Berlino, dove produsse la nota trilogia berlinese.

Neve, foto di Gian Maria Annovi

Zeus, foto di Gian Maria Annovi

Dopo un silenzio di ben 10 anni, a causa di una malattia che lo ha messo a dura prova, Bowie torna a far parlare di sè. Inquietante il video che precede l’uscita del nuovo album e che s’intitola ‘Where Are We Now’, disponibile su iTunes. The Next Day, sarà disponibile nei negozi Italiani l’11 marzo. Nella lista, quattordici brani più tre canzoni extra. Il 23 marzo, inoltre, aprirà al Victoria and Albert Museum di Londra David Bowie is, l’attesa retrospettiva sui percorsi di un’icona musicale, stilistica e culturale. Io vi lascio con questo scatto, più da Babba Natale, che Duchessa Bianca. Ma in fondo, solo il Duca ebbe tale ‘grazia’ nella musica.

'Bianca Neve'

Gloria

Se la mia sveglia fosse…’Us and Them’!

Ieri mattina, sveglia come ogni giorno alle 7, mi sono detta: ‘Come sarebbe piacevole il risveglio con Us and Them dei Floyd!”

Volete sapere il perchè? Semplice, il testo è un inno contro ogni guerra: compresa quella contro l’ odiata sveglia! 🙂

Adoro i Floyd e attualmente sono nel mio periodo mono-maniacale. Li sto riscoprendo ogni giorno di più. Il tappeto iniziale con l’Hammond è qualcosa di unico. Ideale per chi, come me, preferisce sognare ancora ad occhi aperti dopo il lungo sonno notturno. Questo dicembre, abbiamo comprato l’ultimo libro dedicato al quartetto, dal titolo ‘PINK FLOYD, STORIE E SEGRETI’ (The Lunatics) 18 euro

Si unisce alla collezione che abbiamo in casa di bio musicali ed è bellissimo. Dentro vi troverete le storie e le immagini più strane e spesso sconosciute di questa band icona. Dagli avventurosi inizi nella Londra underground del 1966-67, alle tournèe italiane davanti a pochi spettatori, dai molti incidenti durante i concerti, alle canzoni perdute di “Zabriskie Point” fino ai risvolti esoterici delle copertine ed ancora una galleria delle più strane e rare copertine mondiali, compresi i favolosi vinili rossi pubblicati in Giappone ed oggi battuti a prezzi impressionanti nelle aste di tutto il mondo. Una scelta di argomenti varia e volutamente scostante, che ricostruisce in modo atipico la storia del gruppo. E ancora.. Il libro contiene un’intervista ed una fotografia inedite a Jenny Spires, la ragazza di Barrett dal dicembre del 1964 alla primavera del 1966. La ricostruzione storico-artistica dei poster, realizzati in stile “psichedelico”, che hanno caratterizzato la storia della band dai primi concerti all’UFO Club di Londra fino al loro primo tour americano dell’ottobre 1967. I retroscena e la genesi di tre album capolavoro come The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e Animals.

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Avremo modo di parlarne, ma vi regalo qui un simpatico scatto, di me e Marco, immortalati come due floydiani doc.

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Sono una fanatica della decade ’60-’70 (ve l’ho detto…) e credo che mi risulti quasi naturale vestirmi con abiti che ricollegano il look a quello dei ’70, in modo particolare. Stivaletti, giacche strette e jeans. Un look comodo e pratico, senza troppi ‘fronzoli’, scazzato. E poi i cappelli a testa larga, come quelli indossati nella copertina di questo libro da Mason e Wright.

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Un caldo maglione handmade, pellicciotto corto (MAx Mara), cappello testa larga stivaletti di pelle (entrambi vintage) e pantaoni skinny di velluto color senape (H&M inverno 2012) sono stati la mia scelta per affrontare la giornata, iniziata (naturalmente) con la mia colonna sonora preferita: ‘Us and Them’!

Gloria

JAZZ LOOKING

Amo Miles Davis, il jazz mi accompagna spesso durante la giornata, specialmente di prima mattina o mentre cucino, trovo sempre ispirazione con l’eco di una tromba in sottofondo! Ecco perchè voglio consigliarvi un interessante libro e un classico di questo genere. Il jazz si ascolta con il cuore e non con la testa…. come in tanti credono. Lasciatevi andare!
…“La foto di noi due in copertina, di E.S.P, dove io la guardo, fu scattata nel nostro giardino più o meno una settimana prima che lei se ne andasse definitivamente. In quel periodo ero convinto che ci fosse qualcuno in casa. Così guardavo negli armadi, sotto i letti e mi ricordo, che feci uscire tutti quanti fuori al freddo, tutti eccetto Frances, perché stavo cercando questa persona immaginaria. Così, eccomi qui, completamente fuori di testa, con un coltello da macellaio in mano che la trascino giù nello scantinato con me….” (da Miles, l’autobiografia di Q.Troupe).
Dopo aver letto l’autobiografia di Miles, a guardare bene la copertina di questo album del 1965, in quello sguardo che il famoso musicista rivolge alla moglie, leggiamo l’inquietudine che si portava dentro. Sembra infatti che scruti Frances con fare interrogatorio. L’alcol e la droga, il vizietto delle donne. Forse erano questi i veri fantasmi che rincorrevano Miles fuori e dentro casa ma lui, ancora non se ne rendeva conto. E.S.P è il primo album registrato dal suo secondo e famosissimo quintetto, che sarebbe stato anche il gruppo più longevo di Davis. Non tutti riescono al primo ascolto ad apprezzare questo genere di musica più complessa e ‘colta’. Per alcuni noiosa e seriosa
In verità la vita di Miles fu tutto il contrario di piatta e tranquilla. Fu un vero turbinio di eventi rocamboleschi e continue rivoluzioni. Curioso e sempre alla ricerca di sperimentazione e nuove emozioni (così nella musica come nella vita), Miles è un artista che vi consigliamo di approfondire partendo proprio da questo disco, meno celebrato rispetto al vendutissimo “Kind Of Blue” . A me piace ascoltarlo di sera, in auto, quando anche le mie paure, i miei mostri neri tornano a chiudermi violentemente la bocca dello stomaco, della gola. O in una giornata grigia, come di pioggia o neve. In verità la musica non può essere ridotta ad un “da ascoltare quando” è solo un modo per dirvi di ritagliarvi uno spazio per non farla fuggire nel dimenticatoio.
Una cosa che Miles non dimenticò mai, nemmeno dopo il matrimonio con l’eclettica Betty Mabry, fu della figura dell’amatissima moglie Frances, ballerina conosciuta nel ’58 a NY City che vediamo anche ritratta in E.S.P. Come sempre, anche in questo album, Miles è impeccabile nel suo look. Qui indossa una serafino bianca che rende il suo abbigliamento decisamente sobrio ma comunque elegante. Amava portare un foulard al collo, lo stesso che compare in tanti suoi ritratti dell’epoca. Sarà grazie all’incontro con l’eccentrica Betty che il musicista adotterà uno stile decisamente più consono alla musica elettrica a cui lei lo avvicinò. Ma la vera protagonista della foto è l’elegantissima e bellissima Frances che nella copertina di questo album, come la moda degli anni ’60
Lo sceglie con cura: bianco, semplice, che lasci scoperta la fronte ricordando per la foggia, la cultura afro da cui proviene. Anche la fantasia della gonna longuette ricorda certe suggestioni: un trionfo di fiori su base gialla. Il contrasto con il colore nero, riprende anche la maglietta minimal che lascia appena visibile, grazie alla scollatura a barchetta, una collana di oro bianco. Al polso ancora bracciali a forma circolare color oro giallo. Anche Miles amava molto portare gioielli in oro e orologi vistosissimi, una sorta di riscatto sociale dalle sue umili origini. Ricordiamo infine che la longuette fu messa a punto dallo stilista francese Christian Dior negli anni ’50, un capo che sostituì la gonna a ruota dello stile ‘New Look’ e che donò a tutte le donne del mondo un nuovo fascino, mix di eleganza e sensualità.

COSA ABBINARE A QUESTO ALBUM, FRUGANDO NEL NOSTRO GUARDAROBA?

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Mentre riscolto questo disco trovo nel mio armadio un paio di orecchini vintage che adoro, molto ’60. Mi ricordano Frances, perchè sono eleganti e floreali, come la sua gonna. Poi è il turno di un Passepartout, un foulard di seta bianco, che abbino a giacche maschili o alterno portato tra i capelli. Questo disco emana il profumo dell’Ambra… Favoloso!

Costo del libro: euro 14.98 
Costo del disco: euro 10 circa 
Profumo Ambra: il mio consiglio va sull’ Ambre d’Or by Il Profumo.


Gloria

Norvegian Wood ha il sapore di una pasta ‘esotica’

E’ bello stravolgere le ricette, soprattutto se la dispensa contiene solo qualche ingrediente. Ad una pasta ‘siciliana’ con pinoli, uvetta e alici io cambio l’ingrediente principale (il pesce) e opto per lo sgombro. Non siate troppo scettici, il risultato finale non era niente male!

Il mio piatto

Il mio piatto

Un piatto delicato, leggero e pieno di contrasti, ideale per chi ha voglia di sperimentarsi e cucinare qualcosa di veloce ma nutriente

Ho pensato a lungo a quale canzone potesse accompagnarmi in questa ricetta, tra il caldo tepore dei fumi dell’acqua che bolliva e la vista ad una fredda giornata di gennaio. ‘Norvegian Wood!'(Beatles) senza ombra di dubbio 

Anche se la canzone è firmata come spesso accade sia da Paul che John,  tutto fa pensare che sia di Lennon… e infatti questa canzone dei Beatles fu scritta proprio da John Lennon, ed inserita nell’album Rubber Soul, del 1965 (appartiene allo stile di Paul la parte mediana in minore)L’ho scelta perchè acustica e perchè piena anch’essa di contrasti già nel titolo, che ci porta nella fredda Norvegia per poi dirottarci immediatamente in luoghi più esotici e mistici, grazie all’uso del sitar. Suonato da George Harrison per la prima volta su disco, questo strumento è tipico della musica tradizionale indiana.
George e Ravi Shankar, il maestro del sitar che incantò i Beatles

George e Ravi Shankar, il maestro del sitar che incantò i Beatles

Sono gli anni in cui George è affascinato dall’India, ‘mania’ che colpirà di conseguenza numerosissimi fan e musicisti. Ravi Shankar, da poco scomparso, sarà il suo maestro. E’ bellissimo pensare a George, riascoltando i suoi primi approcci a questo difficilissimo, ma affascinante strumento, e testarmi nell’arte culinaria dove -lo ammetto- sono ancora molto carente. Con una canzone e un piatto si possono unire cielo e terra, non trovate?
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Ricetta da fare mentre si ascolta Norvegian Wood!

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INGREDIENTI

Olio di semi
Sale aromatico di Cervia QB
Scalogno
Pepe Nero QB
Pinoli QB
Uvetta QB
Una scatola di sgombro
Prezzemolo
Aglio

IN PADELLA

Fare rosolare lo scalogno tagliato fine, aggiungere acqua, sale ed un pizzico di brodo granulare alle verdure. Senza dimenticare nel soffritto anche uno spicchio di aglio, per renderlo più saporito. Ora è il turno dello sgombro che va unito e lasciato cuocere insieme agli altri ingredienti per pochi minuti.
Mettete in un contenitore di acqua calda l’uvetta e lasciatela lì per qualche minuto. Questo condimento sarà pronto in 5/10 minuti
Da abbinare a linguine o spaghetti integrali, la mia passione!
Scolare la pasta e mescolare il nostro sughetto aggiungendo pinoli e uvetta a vostro piacimento
Facile, veloce ed economico.

RECORDING… THE PLATE!

Gloria